Sunday 15 november 2009 7 15 /11 /Nov /2009 22:24
 E il Comune denuncia "Hanno sabotato un pubblico servizio", dice l'assessore Sitta. "Macché: è stato fatto di notte, quando gli apparecchi non funzionano", dicono gli attivisti dell'associazione


 L’AMMINISTRAZIONE comunale di Modena denuncerà Casapound, associazione di destra che mercoledì mattina ha incappucciato alcuni parchimetri in città. «Sabotare i parchimetri non rappresenta un gesto simbolico — fa sapere l’amministrazione — ma un atto illegale che ha causato l’interruzione di un pubblico servizio».

CASAPOUND è un’associazione che si è presentata a Modena con un atto illegale — ha ricordato l’assessore comunale al Centro storico e alla Mobilità, Daniele Sitta — sabotando una parte dei parchimetri. Da parte nostra li denunceremo». E intanto arriva la replica di Alessio Vandelli, responsabile Casapound Modena: ‘’Al posto di minacciare querele inutili, ricordo che i parchimetri di notte non funzionano e di danni non ne sono stati fatti poiche’ si tratta di una semplice copertura degli stessi attraverso sacchi della spazzatura vuoti’’. ‘’Sarebbe meglio - continua Vandelli - che Sitta ci spiegasse perche’ quelle strisce blu prelevano illegalmente denaro agli automobilisti modenesi attraverso quei parchimetri a lui tanto cari. Le accuse fatte da Sitta sono il solito mezzo col quale si cerca di sviare un argomento serio nella solita farsa mediatica’’.
Di fabio pomini
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Thursday 5 november 2009 4 05 /11 /Nov /2009 14:46

Zoom Foto

La polizia davanti alla sede di CasaPound

Pescantina. Ancora una notte di particolare tensione quella di ieri nella nostra provincia. Gli agenti della Digos hanno trovato cinque giovani di cui uno minorenne, armati di bastoni e sassi nelle vicinanze di Pescantina. Si tratterebbe di ragazzi vicino ai movimenti antagonisti di estrema sinistra, in procinto forse di devastare un locale, che ospiterà un concerto di band di estrema destra sabato sera. I cinque sono stati portati in questura e sono stati denunciati a piede libero per porto abusivo d'armi. In realtà, il gruppo potrebbe essere composto da più persone e ora gli agenti sarebbero sulle tracce anche di altri giovani, presenti ieri notte nel paese alle porte di Verona. Sono ore frenetiche in questura tanto che dagli uomini della Digos non trapela alcun particolare su quel gruppo, trovato armato ieri notte. Si intuisce solo che l'inchiesta sta attraversando una fase molto delicata e la diffusione di qualsiasi particolare potrebbe mandare all'aria gli accertamenti in corso degli inquirenti.
Bastoni e sassi sono stati posti sotto sequestro e saranno presto messi a disposizione della procura della repubblica. Non è escluso che gli inquirenti abbiano proceduto anche alla perquisizioni nelle abitazioni dei giovani fermati ieri notte. Non si sa, però, se e quali risultati hanno portato questi accertamenti.
Tutto inizia nella nottata di ieri durante un controllo degli agenti della questura vicino a Settimo di Pescantina. Come sempre accade in queste occasioni, gli agenti della Digos controllano l'area vicino al locale dove sabato si svolgerà il concerto. L'obiettivo degli inquirenti è quello di prevenire qualsivoglia preparazione di scontri o danneggiamenti al locale.
Gli investigatori sospettano che il gruppo era in procinto di recarsi proprio in quel bar per devastarlo con le armi che si erano procurati prima del loro arrivo. Le identità dei 5 giovani non sono state diffuse ma si tratterebbe di nomi già noti agli uomini della Digos. Dura la reazione di Yari Chiavenato di Forza Nuova dopo l'operazione della Digos di ieri notte: «Il concerto sabato sera si svolgerà comunque. Questi giovani non ci fermeranno: la repressione non ci piega ma ci moltiplica», ha affermato ieri sera.
Il blitz di ieri della Digos dimostra una volta di più la situazione di grande tensione che continua ad esistere in città tra giovani di opposti fronti politici. L'ultimo episodio risale al 7 ottobre scorso e si verificò davanti al liceo classico Maffei. In quell'occasione, Marcello Ruffo, responsabile di Casapound a Verona, insieme a due appartenenti al blocco studentesco, durante un volantinaggio sarebbe stato da aggredito Zeno Rocca, 19 anni, e da altri compagni appartenenti a centri sociali di estrema sinistra.
Proprio nei giorni scorsi, è emerso inoltre che l'inchiesta sull'attentato a Casapound (per chi non sa, quel giorno una bomba carta è stata fatta esplodere davanti alla sede di casapound verona), verificatosi nel gennaio 2009, è stata trasferita a Venezia. Indaga, infatti, la Direzione distrettuale antimafia con l'ipotesi di gesto commesso a fini di terrorismo.

Di fabio pomini
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Wednesday 30 september 2009 3 30 /09 /Set /2009 15:12

Se l'Aula della Camera non darà il via libera al decreto legge entro domani alle 15

Il presidente di Montecitorio potrebbe mettere al voto il provvedimento anche se la discussione non è conclusa

Il presidente della Camera Gianfranco Fini. In basso il ministro Tremonti (Ansa)
Il presidente della Camera Gianfranco Fini. In basso il ministro Tremonti (Ansa)
ROMA - Se l'Aula della Camera non darà il via libera definitivo al decreto legge che contiene lo scudo fiscale entro giovedì alle 15, il presidente della Camera ricorrerà (sarebbe la prima volta nella storia a Montecitorio), alla «ghigliottina», ponendo subito in votazione il provvedimento a prescindere dalla fase in cui è giunto l'esame. La «minaccia» è stata lanciata da Gianfranco Fini alla conferenza dei capigruppo relativamente al decreto correttivo al pacchetto di misure anti-crisi, su cui alle 19,35 si voterà la fiducia (con dichiarazioni di voto dalle 18,45). «È una precisa responsabilità del presidente della Camera avere la deliberazione dell'Aula prima della decadenza del decreto», ha detto Fini, auspicando che «si possa pervenire ad una intesa di metodo per un percorso di lavoro fino al voto finale» evitando il ricorso alla «ghigliottina». L'opposizione, intenzionata a fare decadere il provvedimento praticando l'ostruzionismo, ha duramente protestato, chiedendo a Fini di «non fare un'ulteriore forzatura» e di consentirle di «esercitare i suoi diritti».


«ANOMALIE PROCEDURALI» -
Ma Fini, la cui mossa può essere letta come un aiuto al governo e alla maggioranza, ne ha anche per l'esecutivo. E parla di «anomalie procedurali» nella gestione del decreto che contiene lo scudo fiscale. Il pensiero del numero uno di Montecitorio, in questo caso, si affida ad una nota diramata dall'ufficio stampa: «Il presidente della Camera, prescindendo da qualunque valutazione sul merito del provvedimento ha convenuto sull'esistenza di oggettive anomalie procedurali nella complessiva vicenda dell'iter del decreto, trasmesso dal Senato a dieci giorni dalla sua scadenza».


«RISPETTO PER IL QUIRINALE»
- Quanto alla decisione di accelerare i tempi, Fini ha spiegato ai capigruppo il suo dovere di «assicurare un minimo ragionevole di tempo al presidente della Repubblica per consentirgli di esercitare le sue prerogative costituzionali»: perché ciò accada, il voto finale sul decreto (che scade sabato) deve arrivare al massimo entro le 15 di domani. Per ciò auspica «che si possa pervenire ad una intesa di metodo per definire un percorso di lavoro fino al voto finale. Se non c'è un'intesa entro le 15 dell'1 ottobre - prosegue il presidente della Camera - alla luce degli univoci orientamenti espressi nel corso di più legislature, non mi sottrarrò al mio preciso dovere di passare al voto finale a prescindere dalla fase in cui è giunto l'esame del testo». Alle obiezioni dell'Udc, Fini ha risposto che il suo atteggiamento risponde ad «una elementare forma di rispetto per il Capo dello Stato», in base ad una «informale prassi» secondo la quale il testo dei decreti approvati si invia al Quirinale prima della scadenza.


IL PRECEDENTE
- È la seconda volta in un anno che Gianfranco Fini minaccia il ricorso alla «ghigliottina». La prima volta il presidente della Camera lo fece il 31 marzo: si esaminava il decreto legge sulle quote latte, ed anche in quel caso l'opposizione praticava un ostruzionismo che avrebbe potuto portare alla decadenza del provvedimento. Minacciata più volte nelle scorse legislature, in base al dovere che la Costituzione impone alle Camere di convertire i decreti, la «ghigliottina» non è mai stata applicata a Montecitorio in quanto è bastato che se ne ventilasse l'ipotesi perché l'opposizione sospendesse il suo ostruzionismo.

Di fabio pomini
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Wednesday 30 september 2009 3 30 /09 /Set /2009 15:12

obama_smokingTratto da Repubblica

WASHINGTON - La guerra in Afghanistan non è “una battaglia americana” ma è una missione più vasta della Nato. Lo ha sottolineato Barack Obama al termine dell’incontro con il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, che da parte sua ha rassicurato il presidente americano che l’Alleanza resterà nel Paese fino a quando il lavoro non sarà finito. Il successo in Afghanistan, ha aggiunto il segretario Nato, è possibile e sarà raggiunto ma la strategia viene prima dei rinforzi.


non è vero, poichè è una missione nato solo sulla carta: le strategie sono decise dagli americani, come muoversi è deciso da loro, le offensive organizzate da loro... gli altri paesi decidono solo quanti soldati inviare (sempre in accordo con l'america)
Di fabio pomini
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Tuesday 29 september 2009 2 29 /09 /Set /2009 15:33

burqaE’ accaduto a Pieve di Soligo, una piccola cittadina in provincia di Treviso, dove, anche lì, ha fatto capolino il burka. A testimoniare l’ accaduto c’è il racconto di un giornalista che scrive sul quotidiano “Il Mattino di Padova”, il quale documenta il fatto e lo pubblica il 25/09/2009.
E’ comparso domenica pomeriggio 27 settembre su canale 5, in una trasmissione, dove, sembra, per polemica di una donna italiana, incredibilmente convertita alla fede islamica, abbia inscenato una sorta esilarante protesta, a sostegno del libero utilizzo dell’ indumento… Mah!
Per il momento tutto sembra finire, puntualmente, come di consueto, a “tarallucci e vino”, insomma, all’ italiana maniera, perchè deve vigere l’ osannante rispetto del pluralismo d’ opinione. In pratica c’è chi asserisce che, “ognuno deve seguire le proprie usanze perchè qui non siamo razzisti”, mentre un’altra parte replica che “c’è una legge che vieta di mascherarsi o velarsi, per cui si deve rispettare la legge”.
Non è questione di essere o non essere razzista: il razzismo non centra un fico secco! Ma avanti di questo passo temo che più di qualcuno lo diventi. Concordo, invece, con diversi giornalisti, ma anche con almeno un paio di esponenti politici, donne, nel sostenere che se si continua a valutare il problema in questa maniera e quindi, non valutarlo affatto, si sta agendo male! In Italia il burqa va vietato. Punto e basta! Non si tratta solo di violare una legge del 1975, la n. 152, ma è la stessa donna che viola sè stessa e poi un proprio diritto, perchè, probabilmente, non lo conosce, non lo capisce o, preferibilmente, non lo vuole capire e, così facendo, importa a casa d’altri una condizione di schiavitù che per lei, invece, pare non lo sia.
Facciamo quindi la distinzione tra la hijab che è il velo più diffuso, quello che copre la testa, ma non nasconde il viso; mentre poi c’è un altro tipo di velo, cioè quello che nasconde tutto il viso: il niqab e il burqa. Quest’ ultimo mi sembra un vero e proprio scafandro, un involucro di stoffa informe che potrebbe ricordare, in quanto ambulante, Belfagòr, il fantasma del Louvre! Impressionante, non vi pare! Se lo vedi al buio, prendi pure un colpo.
Io dico, poi che, a prescindere da una specificazione che dà l’articolo 5 della legge n.152 del 1975, che pretende la riconoscibilità della persona in manifestazioni pubbliche e non quando si cammina, mettere i cosidetti “puntini sulle i” diventa un artificio inutile, per non dire più semplicemente che è un “voler menare il can per l’aia”! Non si deve indossare per la strada. Stop! Chiuso l’argomento. Ma allora diventa una questione culturale? Probabilmente sì, ma noi, noi europei, non siamo abituati a questo genere di vestiario e non ci piace vederlo ogni piè sospinto, dappertutto! L’argomento dovrebbe essere chiuso, finito, morto, ma invece non lo è! La tiritera del richiamato disposto di cui sopra non è affatto sufficiente a fare muovere le coscienze da parte di chi dovrebbe garantirci pari dignità di condizione sociale, prima di tutto! Non vado lontano a pensare che di questa faccenda una precisa parte di popolo ne stia facendo un nuovo vessillo politico, guarda caso, per sconfiggere il berlusconismo! Purtroppo, c’è pure da osservare che sempre questa parte di popolo che è, ormai, facilmente riconoscibile, stia “contaminando”, con i suoi inneggi isterici, quella parte “sana”, che ancora non la pensa così! Esiste, mi sembra, una troppa libera interpretazione della nostra Costituzione Italiana, per cui il fenomeno in aumento, non solo sfugge di mano, ma, volutamente, sembra sia lasciato ad un criminale libero arbitrio, per cui alla madornale capronata, che fra poco, penso io, sarà irreparabile, chi paga sarà la società. E chi se no?
In Italia, come del resto, in tutto l’occidente, ci sono delle regole e queste vanno tassativamente rispettate, altrimenti ci chiameremo libertari, che non vuol dire condizione di persone libere, ma anarchici! Ognuno interpreta come gli pare, a modo suo e magari, con un tantino di arrogante vezzo politico sinistroide!
In Italia il Parlamento ed il governo contano poco, sebbene legittimati dal consenso popolare, alle urne. Un diritto/dovere, ormai divenuto, di modesta entità, perchè altro non rappresenta che un obbligo di facciata: finisce lì, nel seggio; il resto lo fanno i giudici! Loro, questa coorte, un tantino oligarchica e quindi temutissima, me la raffiguro costituita da “tanti mastini da guardia”, pronti ad “azzannare” quando i ben pensanti non si allineano alla loro “catecumenato”. Questi signori, ogni qual volta una norma non sia di loro gradimento, invece di limitarsi ad applicarla, semprechè esista, subito sollevano la questione di legittimità costituzionale innanzi al potere della “Gran Consulta”, del “Gran Giury”, mettendo, in tal modo, KO le istituzioni preposte a legiferare. Tale meccanismo, di per sè, è sì legittimo, perchè è volto ad assicurare un controllo della funzione legislativa, ma ora mi sembra che per ogni minima cazzata, scusatemi, perplessità, si debba, incessantemente, ricorrere alla Corte Costituzionale, per cui ne vedo solo un abuso perchè sta svuotando la potestà sovrana che ha il Parlamento.
Anche qui, per questa faccenda del burka, come per il testamento biologico, mi sembra che manchi una precisa regolamentazione sul caso, per cui si dovrà attendere le fasi di un disegno di legge, proposto da una deputata marocchina nel grande alveo del PDL che, a partire dal 1° di ottobre partirebbe nell’ iter di formazione di legge, dove andrebbe a modificare una pregressa legge del 22 maggio 1975, la n.152, in materia di identificazione della persona in luogo pubblico, o più precisamente, in manifestazione pubblica.
Questa signora, questo deputato, spiega che indossare il burka e il niqab non ha nulla a che vedere con la cultura della maggioranza delle donne immigrate che vivono in Italia, ma costituisce un obbligo imposto alle donne da una frangia estremista che sembra giungere dall’ Afghanistan, dal Pakistan, dove prevalgono, sia una cultura fondamentalista e sia un retaggio di usi e costumi disumani, le cui violenze familiari sono inimmaginabili. Viene perpetrato l’annullamento della persona se solo le donne trasgrediscono gli usi imposti da deliranti forme di fanatismo.
Concludendo, il burka non è un obbligo religioso, mentre il velo, quello sì, lo è. La hiiab farebbe parte di un costume che trova radice nella fede musulmana. Questo è tutto. E allora evitiamo di trarci da soli in un rovinosissimo inganno, di cui stiamo dimostrando di perseguirlo, perchè non preparati! Chi lo sa se saremo davvero capaci di riflettere sui probabili, futuri, scenari che potrebbero presentarsi?

 

Di fabio pomini
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