E’
accaduto a Pieve di Soligo, una piccola cittadina in provincia di Treviso, dove, anche lì, ha fatto capolino il burka. A testimoniare l’ accaduto c’è il racconto di un giornalista che
scrive sul quotidiano “Il Mattino di Padova”, il quale documenta il fatto e lo pubblica il 25/09/2009.
E’ comparso domenica pomeriggio 27 settembre su canale 5, in una trasmissione, dove, sembra, per polemica di una donna italiana, incredibilmente convertita alla fede islamica, abbia
inscenato una sorta esilarante protesta, a sostegno del libero utilizzo dell’ indumento… Mah!
Per il momento tutto sembra finire, puntualmente, come di consueto, a “tarallucci e vino”, insomma, all’ italiana maniera, perchè deve vigere l’ osannante rispetto del pluralismo d’
opinione. In pratica c’è chi asserisce che, “ognuno deve seguire le proprie usanze perchè qui non siamo razzisti”, mentre un’altra parte replica che “c’è una legge che vieta di
mascherarsi o velarsi, per cui si deve rispettare la legge”.
Non è questione di essere o non essere razzista: il razzismo non centra un fico secco! Ma avanti di questo passo temo che più di qualcuno lo diventi. Concordo, invece, con diversi
giornalisti, ma anche con almeno un paio di esponenti politici, donne, nel sostenere che se si continua a valutare il problema in questa maniera e quindi, non valutarlo affatto, si sta
agendo male! In Italia il burqa va vietato. Punto e basta! Non si tratta solo di violare una legge del 1975, la n. 152, ma è la stessa donna che viola sè stessa e poi un proprio diritto,
perchè, probabilmente, non lo conosce, non lo capisce o, preferibilmente, non lo vuole capire e, così facendo, importa a casa d’altri una condizione di schiavitù che per lei, invece, pare
non lo sia.
Facciamo quindi la distinzione tra la hijab che è il velo più diffuso, quello che copre la testa, ma non nasconde il viso; mentre poi c’è un altro tipo di velo, cioè quello che nasconde
tutto il viso: il niqab e il burqa. Quest’ ultimo mi sembra un vero e proprio scafandro, un involucro di stoffa informe che potrebbe ricordare, in quanto ambulante, Belfagòr, il fantasma
del Louvre! Impressionante, non vi pare! Se lo vedi al buio, prendi pure un colpo.
Io dico, poi che, a prescindere da una specificazione che dà l’articolo 5 della legge n.152 del 1975, che pretende la riconoscibilità della persona in manifestazioni pubbliche e non
quando si cammina, mettere i cosidetti “puntini sulle i” diventa un artificio inutile, per non dire più semplicemente che è un “voler menare il can per l’aia”! Non si deve indossare per
la strada. Stop! Chiuso l’argomento. Ma allora diventa una questione culturale? Probabilmente sì, ma noi, noi europei, non siamo abituati a questo genere di vestiario e non ci piace
vederlo ogni piè sospinto, dappertutto! L’argomento dovrebbe essere chiuso, finito, morto, ma invece non lo è! La tiritera del richiamato disposto di cui sopra non è affatto sufficiente a
fare muovere le coscienze da parte di chi dovrebbe garantirci pari dignità di condizione sociale, prima di tutto! Non vado lontano a pensare che di questa faccenda una precisa parte di
popolo ne stia facendo un nuovo vessillo politico, guarda caso, per sconfiggere il berlusconismo! Purtroppo, c’è pure da osservare che sempre questa parte di popolo che è, ormai,
facilmente riconoscibile, stia “contaminando”, con i suoi inneggi isterici, quella parte “sana”, che ancora non la pensa così! Esiste, mi sembra, una troppa libera interpretazione della
nostra Costituzione Italiana, per cui il fenomeno in aumento, non solo sfugge di mano, ma, volutamente, sembra sia lasciato ad un criminale libero arbitrio, per cui alla madornale
capronata, che fra poco, penso io, sarà irreparabile, chi paga sarà la società. E chi se no?
In Italia, come del resto, in tutto l’occidente, ci sono delle regole e queste vanno tassativamente rispettate, altrimenti ci chiameremo libertari, che non vuol dire condizione di persone
libere, ma anarchici! Ognuno interpreta come gli pare, a modo suo e magari, con un tantino di arrogante vezzo politico sinistroide!
In Italia il Parlamento ed il governo contano poco, sebbene legittimati dal consenso popolare, alle urne. Un diritto/dovere, ormai divenuto, di modesta entità, perchè altro non
rappresenta che un obbligo di facciata: finisce lì, nel seggio; il resto lo fanno i giudici! Loro, questa coorte, un tantino oligarchica e quindi temutissima, me la raffiguro costituita
da “tanti mastini da guardia”, pronti ad “azzannare” quando i ben pensanti non si allineano alla loro “catecumenato”. Questi signori, ogni qual volta una norma non sia di loro gradimento,
invece di limitarsi ad applicarla, semprechè esista, subito sollevano la questione di legittimità costituzionale innanzi al potere della “Gran Consulta”, del “Gran Giury”, mettendo, in
tal modo, KO le istituzioni preposte a legiferare. Tale meccanismo, di per sè, è sì legittimo, perchè è volto ad assicurare un controllo della funzione legislativa, ma ora mi sembra che
per ogni minima cazzata, scusatemi, perplessità, si debba, incessantemente, ricorrere alla Corte Costituzionale, per cui ne vedo solo un abuso perchè sta svuotando la potestà sovrana che
ha il Parlamento.
Anche qui, per questa faccenda del burka, come per il testamento biologico, mi sembra che manchi una precisa regolamentazione sul caso, per cui si dovrà attendere le fasi di un disegno di
legge, proposto da una deputata marocchina nel grande alveo del PDL che, a partire dal 1° di ottobre partirebbe nell’ iter di formazione di legge, dove andrebbe a modificare una pregressa
legge del 22 maggio 1975, la n.152, in materia di identificazione della persona in luogo pubblico, o più precisamente, in manifestazione pubblica.
Questa signora, questo deputato, spiega che indossare il burka e il niqab non ha nulla a che vedere con la cultura della maggioranza delle donne immigrate che vivono in Italia, ma
costituisce un obbligo imposto alle donne da una frangia estremista che sembra giungere dall’ Afghanistan, dal Pakistan, dove prevalgono, sia una cultura fondamentalista e sia un retaggio
di usi e costumi disumani, le cui violenze familiari sono inimmaginabili. Viene perpetrato l’annullamento della persona se solo le donne trasgrediscono gli usi imposti da deliranti forme
di fanatismo.
Concludendo, il burka non è un obbligo religioso, mentre il velo, quello sì, lo è. La hiiab farebbe parte di un costume che trova radice nella fede musulmana. Questo è tutto. E allora
evitiamo di trarci da soli in un rovinosissimo inganno, di cui stiamo dimostrando di perseguirlo, perchè non preparati! Chi lo sa se saremo davvero capaci di riflettere sui probabili,
futuri, scenari che potrebbero presentarsi?